DIPENDENZA AFFETTIVA - ilcerchiocuneo
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La ragnatela
Un filo tra le dita, ah eccone un altro che bello, lucente vibra nell'aria, eccone un altro, s'intreccia. Questi fili per me!!!  Perché non ne attacca altri?  Forse non mi ha visto?
Un altro filo, allora mi cerca!
Una mano avvolta nei fili, ora anche l'altra; come riesce a muovere le mie mani, sembra una danza.
I fili intrecciano le gambe, è bello farsi guidare, muoversi e vibrare con lui, sentire che mi guida,
mi sussurra attraverso i fili, mi dice di lasciarmi andare perché penserà a tutto lui,
non mi devo preoccupare, tanto senza di lui non riuscirei...........
Ora il corpo è avvolto dalla tela, mi fa roteare. Io qualche volta m'agito, vorrei parlare,
ma non sono capace, non mi sento capace.
Tanto la rete mi protegge, chissà come farei senza lui?
Quando s'avvicina a volte m'inquieta, ma poi mi parla con la sua voce calda e carezzevole,
mi dice che lui sarà sempre lì per proteggermi, vive per me. Io sono importante per lui.
Quando non lo vedo non esisto tutto è vuoto, m'agito per richiamare la sua attenzione.
S'avvicina un po' mi tocca appena, io dondolo appesa al suo filo, al suo pensiero,
e piango al pensiero di non trovarlo più.
Ahh    l'amore !!!! Io L'AMO! 
Le sue gambe scure ed esili, ma forti, mi spingono; a volte mi permette di toccarlo, il mio Dio.
Ora si gira i suoi occhi scuri  sembrano specchi, vedo la mia immagine riflessa in lui sempre più
grande, il sorriso si fa smorfia nella sensazione di dolore, piano mi svuota,
tutta la mia persona non esiste più;  mi succhia le certezze rimaste, tutto si  dissolve,
mi vuole dentro sé.
Pensate che sia terrore?  No questo è il vero  AMORE !!  
Ho perso tutto di me, non so più muovermi, chi sono? Sono?    
Piango al pensiero di non vederlo più. Piango, piango, piango.
Ah questo è il   VERO GRANDE AMORE     

Bruno R.
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Dott.ssa Paola BORGETTI
«LA DIPENDENZA AFFETTIVA»
 
DIPENDENZA    = non poter fare a meno di qualcosa o di qualcuno
 = bisogno di appoggiarsi a qualcosa o a qualcuno per poter fare ciò che da     soli non si è in grado di svolgere
                           
 
Sono tante le cose di cui non possiamo fare a meno. Allora siamo tutti malati di dipendenza?
In realtà per l’essere umano dipendere da qualcosa o da qualcuno è una condizione “normale” determinata dalla natura stessa dell’uomo, essere imperfetto esposto alla necessità e al bisogno. Sono tante le cose da cui dipendiamo e di cui non possiamo fare a meno per la nostra stessa sopravvivenza fisica: l’ossigeno, il cibo, l’acqua, ecc..
Ma ci sono altre cose da cui dipendiamo non tanto per la nostra sopravvivenza fisica quanto per la qualità della nostra vita. Pensiamo ad esempio al valore irrinunciabile che hanno per noi i legami con le persone care. Certo possiamo sopravvivere senza quei legami, ma con una peggiore qualità di vita. La mancanza di qualcuno è sempre dolorosa.
 
Da queste premesse possiamo capire che ci sono forme diverse di DIPENDENZA: la dipendenza NORMALE e la dipendenza PATOLOGICA.
Addirittura la lingua inglese usa termini diversi per indicare queste due forme:
 
-DEPENDANCE per indicare la normalità del fatto che ciascuno di noi non è totalmente indipendente e “normalmente” dipende da qualcosa o da qualcuno.
-ADDICTION questo termine deriva dal latino: addictusera il debitore che diventava schiavo del creditore finchè non aveva ripagato il proprio debito. Quindi questo termine indica una vera e propria schiavitù.
 
In anni più recenti ci si è resi conto che la dipendenza patologica, può nascere oltre che dall’uso di sostanze, anche da comportamenti gratificanti: il gioco d’azzardo, lo shopping, il cibo, il sesso, la navigazione su internet, ecc.
Oggi sappiamo che questi comportamenti compulsivi sono forme di dipendenza patologica come quelle verso le droghe e le consideriamo vere e proprie malattie.
Quello che ormai sappiamo è che la dipendenza non è generata da una sostanza o da un oggetto, ma dalla relazione che si crea tra la persona e il suo ambiente/ oggetto.
Certamente ci sono attività, sostanze o oggetti che più facilmente predispongono alla dipendenza, (la capacità di procurare piacere o evasione o senso di pienezza, ecc.)
Si è visto ad es. come il contesto socio-culturale può influire sull’uso/abuso/dipendenza. Ad es. le dipendenze alimentari (anoressia, bulimia) sono tipiche di determinati individui (sesso femminile, istruiti, economicamente avvantaggiati) radicati nella cultura occidentale dove il modello femminile è improntato ad una figura filiforme con curve modellate alla perfezione. Al contrario nelle nazioni dove la magrezza non è affatto considerata una virtù e un modello da imitare non si trova traccia di questo tipo di patologia.
Vediamo come la dipendenza è una condizione mentale tipica del nostro tempo e della nostra cultura occidentale: la crisi dei valori tradizionali e la precarietà delle forme di relazione tradizionali (coppia, famiglia) che tende a favorire la formazione di legami affettivi fragili e incostanti, porta le persone ed in particolare i giovani, gli adolescenti a cercare una fonte di sicurezza sostitutiva proprio nella dipendenza.
 
 
 
COSA SIGNIFICA DIPENDENZA AFFETTIVA?
 
La "dipendenza affettiva" si riferisce al legame di sottomissione che una persona stabilisce nei confronti di un’altra persona o di un gruppo.  In questo caso è la relazione stessa che diventa oggetto di dipendenza.
Presenta parecchie caratteristiche delle dipendenze in generale ed è altrettanto pericolosa e dannosa: l’oggetto del proprio bisogno diventa un interesse esclusivo, il principale elemento di attenzione energia e tempo e si trasforma in una vera e propria ossessione. Proprio come per una droga non si può vivere senza questo legame, niente ha più un senso o un valore, ci si sente spersi e smarriti.
Possiamo parlare di dipendenza affettiva nei confronti di un gruppo: in questo caso si vede una sorta di adesione totale, una compiacenza verso modi di pensare, di atteggiarsi, di comportarsi, di look, ecc. Ci si sforza di far parte di quella cerchia di persone ritenute adeguate, normali, vincenti. Si creano mille legami su face book o sulle chat, illudendosi che questa sia la prova di essere amati, ci si rende sempre disponibili per essere indispensabili e quindi sicuramente non rifiutati, si porta sempre con sé il cellulare, per essere sicuri di avere sempre gli altri a disposizione, ecc. Si cerca sempre una stabilità e un equilibrio all’esterno. Si è disposti a qualsiasi cosa pur di sentire di far parte,di essere visti e amati. Tutti questi atteggiamenti hanno in comune l’incapacità di relazionarsi con l’altro alla pari, di vederlo per ciò che è realmente. Si costruisce sempre una relazione asimmetrica esattamente come quella avuta nell’infanzia.
Nel momento in cui si sceglie un partner e si inizia una relazione affettiva tutte queste caratteristiche di dipendenza ritornano in modo ancora più evidente:
l’individuo dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione "sana".
Il partner diventa lo scopo della propria esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere. A causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni.
La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. I dipendenti affettivi sono ossessionati da aspettative non realistiche. Ritengono che occupandosi sempre dell'altro la loro relazione diventi stabile e duratura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte.
Spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner "problematici", portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza (droghe, alcol, gioco d'azzardo). Ciò sempre al fine di negare i propri bisogni, perchè l'altro ha bisogno di essere aiutato. In questi casi la persona non è poi in grado di uscire da una relazione che egli stesso ammette essere insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva. Inoltre sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, maliconia, idee ossessive.
 
 
ALCUNE MODALITA’ DI FUNZIONAMENTO DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA
  • autostima estremamente bassa e una conseguente convinzione profonda di non meritare la felicità;
  • tendenza ad assumersi abitualmente la responsabilità e le colpe della vita di coppia;
  • terrore dell’abbandono che porta a fare cose anche precedentemente impensabili pur di evitare la fine della relazione;
  • negazione della realtà e tendenza a nutrirsi di fantasie legate a come potrebbe essere il proprio rapporto di coppia se il partner cambiasse, piuttosto che a basarsi su pensieri legati al rapporto attuale e reale;
  • tendenza a sottovalutare la fatica connessa a ciò che serve ad aiutare il partner al punto da raggiungere, senza percepirlo in tempo, livelli elevati di stress psicofisico;
  • propensione a provare attrazione verso persone con problemi e disinteresse e apatia verso persone gentili, equilibrate, degne di fiducia, che suscitano noia.
 
COME SI DIVENTA DIPENDENTI?
Per capire da dove arriva la dipendenza affettiva dobbiamo tornare indietro fino alla prima infanzia, in particolare nel rapporto instaurato con i genitori o comunque le figure di riferimento.  Infatti il bambino è naturalmente e fisiologicamente dipendente dall’adulto sia per i bisogni primari ( fame, sete, freddo, protezione) che per quelli emotivi (amore, accadimento, fiducia).
L’adulto è come uno specchio e permette al bambino proprio una sorta di rispecchiamento attraverso l’empatia, la risonanza emotiva. Questo è fondamentale per la formazione della personalità e dell’identità.
In tutto questo c’è una profonda disparità tra adulto e bambino: il bambino ha una fiducia illimitata e la dipendenza tra adulto e bambino può portare a risultati molto diversi:
- se c’è rispetto, accettazione e ascolto diventerà un individuo sempre più sicuro di sé, autonomo, indipendente, fiducioso nelle proprie capacità e negli altri, sicuro della loro presenza.
- la mancanza di questi elementi porta a sopraffazione e svalutazione del bambino, delle sue risorse e ne risulterà un individuo pieno di insicurezze e rancore, incerto sulle proprie capacità, bisognoso di rassicurazione e appoggio continuo.
Il mancato rispetto può passare messaggi diversi: di fondo passa una non accettazione del bambino. Il bambino può attribuire la non accettazione alla sua inadeguatezza “non sono abbastanza capace..” oppure alla sua cattiveria “sono cattivo, faccio cose sporche, vietate…” o ancora “non sono degno, non valgo…”
Alla base c’è comunque un non amore: non sono amato per ciò che sono ma solo a condizione di “essere più bravo, più capace…”, diverso. Passa il messaggio che i genitori non amano noi ma ciò che vorrebbero che noi fossimo o magari ciò che loro avrebbero voluto essere. Questi bambini hanno continuamente il timore di essere sbagliati, questo genera angoscia, ansia e il bisogno di controllare continuamente l’ambiente circostante, scrutare ogni minimo gesto o espressione dell’altro per averne un punto di riferimento o una rassicurazione.
Ne deriva che il mondo non è più un ambiente curioso da esplorare ma una fonte di pericolo e incertezza.
Da qui nasce il bisogno costante e inesauribile di appoggio e di amore, ma qualsiasi dimostrazione d’amore non è mai sufficiente per riempire il vuoto originario quell’accettazione incondizionata necessaria proprio dalle figure di riferimento fondamentali.
Quando questo bambino sarà adulto, facilmente si porterà dietro il bisogno continuo di fare i confronti con gli altri, nell’aderire a modelli esterni o nel continuo aggrapparsi a tali modelli per evitare “errori imperdonabili”. Questo individuo ha bisogno di sentirsi amato a tutti i costi e quindi cercherà di compiacere l’altro in tutti i modi pur di non subire un rifiuto o un abbandono.
In questo modo si crea una dipendenza affettiva: non si può fare a meno di cercare in modo ossessivo rassicurazione, attenzione e amore. Senza questi elementi la propria identità sembra andare in pezzi.
 
In più si può essere cresciuti in una famiglia francamente patologica o disturbata, cioè in una famiglia dove esiste una di queste condizioni:
- genitori/familiari affetti da dipendenze (alcool, droga, disturbi alimentari o altri comportamenti compulsivi)
-maltrattamento fisico
-abuso sessuale
-Presenza costante di conflitti e tensioni nella coppia genitoriale
CONSEGUENZE DELL’ESSERE CRESCIUTI IN UNA FAMIGLIA DISTURBATA
  • le carenze affettive tendono ad essere compensate attraverso una identificazione con il partner, un tentativo di salvare lui/lei che in realtà coincide con un tentativo interiore di salvare se stessi;
  • una tendenza a ri-attribuirsi nella propria vita di coppia, più o meno inconsapevolmente, un ruolo simile a quello vissuto con i genitori che si è tentato a lungo di cambiare affettivamente, in modo da poter riprovare a ottenere un cambiamento nelle risposte affettive pressoché inesistenti ricevute nella propria vita;  
  • l’assenza nell’infanzia della possibilità di sperimentare una sensazione di sicurezza genera un bisogno di controllare in modo ossessivo la relazione e il partner, che viene nascosto dietro un’apparente tendenza all’aiuto. Quando poi si è vissuti in una situazione di costante pericolo e caos (abuso, alcolismo), questa è stata vissuta dal bambino con panico e terrore. Da adulto c’è lo sforzo di ribaltare la situazione: se si è forti e capaci di aiutare gli altri, ci si sente sicuri e in grado di controllare la situazione.
  • Spesso dove un genitore è molto fragile, si crea una situazione di inversione dei ruoli: il bambino impara ad accudire e proteggere e a mettere da parte i propri bisogni.
DIFFERENZA TRA POPOLAZIONE MASCHILE E FEMMINILE
Vi è un’alta incidenza nella popolazione femminile, al punto da stimare che il fenomeno sia al 99% diffuso in questa fetta della popolazione in molti paesi del mondo.  Questo si può almeno in parte spiegare con il diverso funzionamento psichico tra i due sessi e, in particolare, la presenza di una tendenza degli uomini a reagire diversamente ai traumi subiti rispetto alle donne. Infatti  tra gli uomini è più comune la tendenza ad allontanare dalla mente il dolore delle violenze, carenze o prevaricazioni subite attraverso meccanismi di identificazione con l’attore di queste mancanze o aggressioni, un funzionamento che comporta l’assunzione del ruolo precedentemente subito o la manifestazione del bisogno di una “dipendenza”, che non è stata sperimentata positivamente nelle relazioni affettive, attraverso l’abuso di sostanze.
Nelle donne, invece, si tende generalmente a rivivere ciò che si è subito, riproducendo le carenze o le violenze, nel tentativo illusorio di controllarle e di riscattarsi dal passato.
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Dipendenza affettiva e auto mutuo aiuto
 
La cronaca ogni giorno ci porta notizie con allegate le solite interviste ad “ esperti e vicini di casa”, con le solite frasi: era una famiglia modello, non avrei mai immaginato, erano così gentili, erano depressi…. ecc.
Fatti di sangue, come si dice, all’interno di famiglie, di coppie, di convivenze;
episodi estremi d’incapacità totale nel gestire le proprie relazioni.
Questi fatti di cronaca però sono solo la punta dell’iceberg, la parte emersa del problema,
la parte sommersa è enorme e non si vede, vive mascherata ogni giorno nelle case:
nelle relazioni tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra conviventi.
Ogni giorno quando viviamo in funzione di qualcuno, quando pensiamo al male che ci viene fatto come qualcosa di necessario o addirittura come espressione d’amore, quando ci lasciamo denigrare e sminuire,
quando pensiamo che l’altro ha ragione a considerarci stupidi, quando pensiamo d’aver solo doveri (prima devo fare le cose per gli altri e poi penso a me stesso/a, altrimenti gli altri cosa pensano?), quando pensiamo che il problema siamo solo noi; in tutti questi momenti alimentiamo quel meccanismo sommerso che è la relazione dipendente.
La dipendenza affettiva è uno stato d’animo, è un misto d’educazione sociale e famigliare, di poca stima in se stessi, di rassegnazione e può sfociare in una vera e propria patologia.
Quando ci guardiamo attorno, consci del nostro disagio, pensiamo che solo noi siamo “fatti male”, che nessuno può capire ed un mare di solitudine ed impotenza s’apre per noi intrappolati tra scogli (schemi) di rancore, di rivalsa e sottomissione.
Tante strade si possono percorrere verso un superamento della relazione dipendente, ma la via dell’auto mutuo aiuto è un percorso potente, basato sul lavoro in gruppo di persone accomunate dallo stesso disagio.
Il gruppo crea uno spazio dove ogni persona può parlare e raccontare la propria esperienza senza essere giudicata, senza essere bloccata.
La condivisione del disagio fa rendere conto che non si è soli, fa vedere e capire altri modi d’affrontare e vivere lo stesso disagio.
Il gruppo d’auto mutuo aiuto apre un tempo che generalmente non si ha, un tempo in cui siamo ascoltati per ciò che siamo:
una persona, senza titoli, senza onori o disonori.

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Caratteristiche dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto
 
* Condividono le proprietà dei piccoli gruppi
   Un numero ristretto di partecipanti, solitamente massimo
   10 persone,
   facilita l’interazione tra i soggetti, l’espressione dei sentimenti,
   la nascita e lo sviluppo di amicizie e relazioni profonde.
 
* Sono centrati su un problema
   Sono organizzati in relazione a specifici problemi, quindi i membri
   del gruppo tendono ad essere dei pari, è il fatto di vivere o di aver
  vissuto una stessa condizione di disagio che definisce ’appartenenza
   al gruppo.
 
* Condividono obbiettivi comuni: l’azione è di gruppo.
   L’energia e la forza che il gruppo è in grado di esprimere, sono
   sicuramente maggiori e più significative delle possibilità che ogni
   singolo partecipante ha a disposizione per la soluzione del roblema.
 
* Aiutare gli altri è una norma espressa dal gruppo
   Ognuno con la propria esperienza e competenza, attraverso il confronto
   e la condivisione, trae aiuto per sé e dona aiuto agli altri. Ogni
   decisione, cambiamento, regola, viene formulata discussa e accettata
   democraticamente.
 
* La comunicazione è di tipo orizzontale
   Non ci sono modelli strutturati di comunicazione: ognuno esprime
   liberamente il proprio pensiero, rispettando gli altri e senza
   accentrare su di sé la discussione.
 
* Il coinvolgimento è personale
   Ogni persona decide autonomamente se e come prendere parte
   al gruppo. Non è una decisione imposta da altri, partecipare al
  gruppo volontariamente aumenta la sicurezza nelle proprie
   capacità di scelta.
 
* La responsabilità è personale
   Ogni persona è protagonista del cambiamento che vuole ottenere
   la persona stessa è la prima risorsa per sé e per il gruppo.
 
* L’orientamento è all’azione
   Le persone imparano e cambiano facendo. Uno degli scopi dei gruppi
   è quello di sperimentare nuovi stili di vita e di comportamento, nuovi
   modi di sentire e trasmettere i propri vissuti. Attraverso gli sforzi
   ed i successi conseguiti e riconosciuti nel gruppo, la persona ha la
   possibilità concreta di aumentare la propria autostima e di
   credere nelle proprie risorse.