LUTTO - ilcerchiocuneo
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LUTTO

A volte improvvisa, a volte dopo un tempo relativamente lungo la morte attraversa il
nostro vivere, la nostra apparente forza, le nostre certezze, si sgretolano.
La nostra società e la nostra cultura, intesa come cultura occidentale, tenta continuamente
di rimuovere dal suo interno la visione e la percezione della morte.
Il progresso tecnologico e medico, l’immagine d’efficienza, la percezione che una pillola
possa risolvere tutto, la pubblicità con famigliole felici e spensierate ci danno l’illusione
che la morte e il lutto non esistano,  se per caso esistono, pensiamo, capitano solo a persone
lontane da noi e sicuramente meno fortunate di noi.
Invece può capitare anche a noi!
Sgomento, senso di vuoto, un colpo allo stomaco che ci lascia muti, il tempo sospeso
senza futuro, i gesti quotidiani perduti e senza senso, silenzio e solitudine, sensi di colpa;
sono solo alcune delle emozioni e degli stati d’animo che viviamo nella perdita e nel
lutto. Un dolore profondo ci avvolge.
Ma quanto dura il lutto?
Inizialmente la famiglia e la comunità possono stringersi attorno alla persona in lutto
aiutandola a superare i primi momenti, ma quanto dura per le persone “vicine” il lutto?
Dopo un certo tempo ci si sente dire: “fattene una ragione”, “ormai è passato molto tempo”,
“dopo tutto questo tempo passato piangi ancora!”.
Frasi che scavano un solco di dolore profondo, che ci fanno chiudere su noi stessi, non
riusciamo più ad esprimere il nostro disagio ed il superamento e la rielaborazione del
lutto diventano un fatto individuale nascosto.
Ma non tutti scelgono di affrontare il lutto individualmente.
Molti partendo dalla propria esperienza, attraverso la condivisione, attraverso
i gruppi d’auto mutuo aiuto scelgono di affrontare il lutto stemperando la solitudine
ed il dolore in un luogo dove s’è ascoltati e compresi, senza giudizi, senza tempi da
rispettare, fra persone pari accomunate dalla stessa esperienza di perdita e di dolore,
tentando ognuno con i propri tempi e modi di riconciliare se stessi con la persona
defunta, ed aprire nuovamente il cuore e la mente alla propria vita, nella rinascita di una
nuova speranza di presente e futuro.
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E' stato avviato un nuovo gruppo d'auto mutuo aiuto sulla rielaborazione del lutto
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Affrontare e superare un lutto
La perdita di una persona cara è senza dubbio uno dei momenti più traumatici e dolorosi della vita di un essere umano ed è un’esperienza che tutti, prima o poi, ci troveremo ad affrontare.
Una perdita può implicare profondi cambiamenti nella vita di chi vive il lutto. Il vuoto, sia fisico che emotivo, lasciato dalla persona amata può determinare un profondo stato di confusione e lo smarrimento dei propri punti di riferimento. Il senso di caos provocato dal crollo delle precedenti sicurezze relazionali ed esistenziali può dar luogo a sentimenti di mancanza di fiducia in sé, perdita di motivazione, tendenza all’isolamento.
È naturale che abbia inizio un periodo di sofferenza e difficoltà, che può essere connotato dal sentirsi soli, vulnerabili e particolarmente fragili.
Purtroppo, la nostra cultura occidentale non ci prepara ad affrontare la morte e l'abbandono; al contrario si cerca di dimenticarla in ogni modo, ma questo atteggiamento paradossalmente ci rende più fragili verso di essa. Un lutto ci obbliga con una certa violenza a una profonda riflessione sul fatto che la morte esiste, e che tutto ciò che nasce muore, compresi i nostri cari e noi stessi. Questa realtà è per l’essere umano difficile da accettare, ed è naturale che, se non si compie un profondo lavoro interiore, essa susciti paura. In altre culture, come quelle orientali, si riflette molto sulla morte, non per provocare angoscia ma al contrario per sottolineare l’immenso valore e preziosità della vita.
L’elaborazione del lutto
Il lutto è il processo di adattamento, fisico ed emotivo, allo stress provocato da una perdita significativa: è il processo con cui elaboriamo il dolore del dire addio ad una persona cara. Ogni lutto è diverso per intensità e durata delle reazioni psicologiche ed emotive, tuttavia in tutti i lutti in genere si presentano, seppure in modo non rigido,  le seguenti fasi:
  • Shock iniziale: La risposta iniziale alla morte può essere uno stato di shock caratterizzato da un senso di disperazione acuta, disorientamento e rifiuto della realtà della perdita, sentita come insopportabile e priva di senso. In questa fase, pur essendoci una consapevolezza razionale di ciò che è accaduto, può esserci un rifiuto nell’accettarlo emotivamente: si tratta di un modo molto comune e naturale per difendersi. Si può sperimentare una totale apatia o, al contrario, il bisogno di essere iperattivi. Tutta la vita risulta sconvolta: le relazioni, l'appetito, il sonno, la sessualità.
  • Consapevolezza della realtà della perdita: diventando sempre più consapevoli della realtà della perdita si comincia ad esplorarne il significato, ripercorrendo la natura della relazione con la persona amata sia nei suoi aspetti positivi e soddisfacenti che in quelli negativi e conflittuali.
    In questa fase si possono sperimentare emozioni particolarmente forti e profonde: disperazione e angoscia, solitudine e nostalgia, rabbia e rancore (verso i curanti, il defunto o se stessi), rimpianti e sensi di colpa (per ciò che non si è fatto o si sarebbe potuto fare).
  • Accettazione della perdita: pian piano si comincia ad accettare la realtà della perdita e si sviluppa una nuova relazione interiore con la persona scomparsa. Si trova conforto nel mantenere vivo dentro di sé il ricordo della persona cara, continuando ad amarla anche se non è più presente fisicamente.
  • Riorganizzazione di sé: gli aspetti acuti del dolore cominciano ad attenuarsi e cambia il rapporto con la propria sofferenza. Diventa possibile riscoprire le proprie risorse e ricostruire la propria vita aprendosi a nuovi impegni, progetti e rapporti. Pur non togliendo nulla al defunto, che conserva un posto importante nella nostra vita e nei nostri ricordi, ci si può sentire nuovamente pronti per una vita serena e relazioni soddisfacenti.
  • Quanto tempo occorre per elaborare il lutto?
Ogni persona ha i suoi tempi e i suoi modi di reagire, pertanto non esiste una risposta valida per tutti. Alcune persone possono superare il lutto in un tempo più breve, altre necessitare di un cammino più lungo.
In ogni caso aspettarsi da se stessi di poter superare questa fase in fretta è irrealistico. È fondamentale darsi il tempo e lo spazio adeguati per il "lavoro del lutto" perché esso è come una vera e propria ferita, il cui processo di guarigione necessita di tempo e cure adeguate.
Molto variabili possono essere anche le modalità con cui il lutto viene vissuto e manifestato: alcuni possono disperarsi vistosamente altri reagire in maniera più distaccata; alcuni preferiscono stare in compagnia, altri ricercano la solitudine; alcuni preferiscono eliminare subito gli oggetti che appartenevano al defunto, altri li conservano per anni; alcuni si recano molto spesso al cimitero, altri lo evitano del tutto.
Si può comunque pensare al lutto come ad un processo che ha un inizio, uno sviluppo ed una fine: il dolore si attenua gradualmente e la vita ricomincia, colmando i vuoti con nuovi progetti e nuove relazioni.
Trovare un senso psicologico e spirituale al lutto
Attribuire un senso all'esperienza del lutto è un passaggio fondamentale per il suo superamento. Quando si perde una persona cara si ha l'impressione di essere trafitti da un dolore senza fine, tuttavia il confronto con la morte si può alla fine trasformare in una esperienza di crescita ed arricchimento interiore che può portare al raggiungimento, certamente sofferto, di una maggiore consapevolezza del valore della vita e al riconoscimento dell'importanza delle relazioni e degli affetti.
Il perdono: la sua importanza nell’elaborazione del lutto
Il ruolo del perdono può essere molto importante; talvolta l’elaborazione del lutto avviene proprio quando si perdona.
Che cosa si intende per perdono?
Perdonare anzitutto non vuol dire legittimare comportamenti che sono stati dannosi o che hanno creato sofferenza: non è approvare azioni negative. Perdonare non significa dimenticare: si conserva il ricordo dell’esperienza vissuta. Infine perdonare non vuol dire riconciliarsi: si può perdonare senza entrare ancora in relazione con chi ci ha fatto del male.
Il perdono ha a che fare principalmente con il rapporto con noi stessi, è qualcosa che avviene tra me e me più che tra me e l’altra persona: perdonare significa lasciare la presa dall’esigenza che il passato sia differente da quello che è stato, significa smettere di restare aggrappati a ciò che ci fa soffrire, significa lasciare andare il rancore. Grazie al perdono è possibile una accettazione del passato per quello che è, riuscendo così a liberarsene invece di rimanerne oppressi.
Talvolta si tratta di dover perdonare se stessi, altre volte si tratta di perdonare altre persone coinvolte nella morte della persona amata, altre volte ancora è necessario perdonare il defunto stesso.
L’atto del perdono ha di meraviglioso che è interamente dalla parte della persona che lo compie ed è essa stessa in prima persona a trarne dei benefici.
Come essere di aiuto a se stessi?

Prendersi cura di sé. In altre parole volersi bene. Che cosa vuole dire volersi bene? anzitutto non aspettarsi troppo da se stessi, accettare di non riuscire a tenere tutto sotto controllo e di avere momenti in cui ci si può sentire confusi e si possono fare cose sbagliate: è normale e non può essere altrimenti.
È molto importante anche prendersi cura del proprio corpo e quindi mangiare, anche se poco, e riposare il più possibile. Fare un po' di moto, anche soltanto una passeggiata. Evitare un uso eccessivo di sonniferi: se nei primi giorni possono essere di giovamento, alla lunga possono creare assuefazione, inibendo il naturale processo di elaborazione del lutto.
Riconoscere le proprie emozioni. Soffermarsi su quello che si prova, chiedersi spesso “come sto in questo momento?” Talvolta si può essere tentati di reprimere il dolore della perdita. Tuttavia per consentire l'elaborazione del lutto è consigliabile far affiorare i vissuti di disorientamento, rifiuto, disperazione, rabbia, isolamento, depressione e colpa.
Condividere il dolore. La condivisione può risultare uno strumento molto utile per elaborare più velocemente il dolore della perdita. Talvolta non si hanno dei familiari vicini con cui parlare, oppure essi stessi potrebbero essere coinvolti nel lutto e quindi non sempre in grado di ascoltarvi. In questi casi si può ricercare il sostegno di una persona amica. Di grande aiuto e conforto può essere la partecipazione a un gruppo di auto mutuo aiuto che permette di confrontarsi con persone che stanno attraversando una situazione analoga alla nostra.
Altri strumenti utili possono essere anche  il counseling e la psicoterapia.                        
 Mantenere il ricordo della persona amata
. il lutto serve a creare un nuovo rapporto con la persona amata, trovandole una nuova collocazione nella nostra vita e nel nostro cuore. A tale scopo per molte persone può essere utile ricordare i bei momenti passati insieme riguardando le fotografie o gli oggetti carichi di particolari ricordi: ciò può servire a sentire l'importanza della vita condivisa e a rivivere emozioni e sentimenti che fanno stare meglio.            
Rimandare le decisioni importanti.
È preferibile aspettare di sentirsi più sereni prima di fare passi importanti, come cambiare casa, lavoro, iniziare nuovi rapporti o romperne di precedenti. È più importante occuparsi della situazione presente e delle nuove esigenze sopraggiunte.
Coltivare la propria dimensione spirituale: dare spazio alla dimensione spirituale della propria vita può essere una grande fonte di sostegno. Inoltre esistono varie tecniche di meditazione e di rilassamento che possono essere un buon aiuto per ristabilire l’equilibrio psico-fisico.
Quali sono gli indicatori di guarigione?
Quando viviamo un lutto proviamo tutta la gamma delle emozioni tipiche della depressione ed è legittimo e normale che ciò accada. La guarigione è un processo graduale che può avvenire in modo lento e altalenante. Alcuni indizi ci indicano che siamo sulla buona strada:
Il ritorno dell’energia per i compiti della vita quotidiana: si ripristinano i normali ritmi nel mangiare, nel dormire e nelle altre attività fisiche. Ci si sente di nuovo in grado di concentrarsi su un libro o su un programma televisivo, oppure si riesce a trovare divertente uno scherzo e ridere, senza sentirsene in colpa.   Non si pensa più continuamente alla persona scomparsa. Quando ciò accade per la prima volta può insorgere il timore che ci si stia dimenticando di lei, ma questo non è vero, non si dimentica mai. Tuttavia ci si dà il permesso di andare avanti con la propria vita come la persona cara avrebbe voluto.                                                                                               
I momenti di benessere aumentano e le crisi di dolore arrivano sempre più di rado e sono meno intense, oltre ad essere affrontate con maggior pazienza da parte nostra.
La voglia di fare nuovi progetti per il futuro:                                                                 
l'energia e il tempo passati a ripensare a ciò che si è perduto vengono investiti per fare nuovi progetti di vita: la propria quotidianità viene riorganizzata con nuove abitudini che non includono la persona scomparsa, si stabiliscono nuove e salutari relazioni e si fanno piani per il futuro. Ci si sente pronti a porgere aiuto a qualcuno che vive la stessa situazione, ad esempio entrando a far parte di un'associazione di volontariato: aiutare gli altri può servire molto al percorso di guarigione.                                                                                                                          
Si accetta la nuova vita e si può persino scoprire che l'esperienza del dolore ci ha maturato e fatto crescere.
L’adattamento alla nuova realtà e lo sviluppo di una nuova identità:
I ruoli che una volta ricopriva la persona cara sono ora ricoperti da noi stessi o da qualcun altro e si accetta questa nuova identità; si ha voglia di riprendere in mano la propria vita, riacquisendo fiducia in se stessi.                                                                                                                                                       
Si accetta nel proprio cuore che la persona amata se ne è andata definitivamente e si accolgono i ricordi, sia piacevoli che spiacevoli, relativi ai momenti vissuti insieme.                                                                                                                       
Si ricomincia ad essere grati alla vita e si diventa nuovamente capaci di riconoscere le molte cose buone che essa ci riserva.

Dott.ssa Simona Bini
Psicoterapeuta




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PERDITA & LUTTO
La perdita è una sconvolgente ma comune esperienza per ogni persona. Il dolore che ne deriva è particolarmente forte dopo la morte di qualcuno molto amato.
Questo dolore non si presenta come un unico sentimento ma come un succedersi di sentimenti, e ha bisogno di tempo per passare completamente.
Nel tempo che segue la morte di un familiare o di un amico intimo, di solito la persona si sente sbalordita e avverte una sensazione di intontimento, come se non potesse credere che è veramente accaduto.
Presto questo intontimento scompare e può essere sostituito da un violento senso di agitazione:
la persona si sente come trafitta o prova un desiderio struggente della persona morta.
Avverte il bisogno di cercarla, anche se ciò è chiaramente impossibile.
Tutto questo le rende difficile rilassarsi o concentrarsi, e dormire in modo soddisfacente.
La persona può essere molto arrabbiata verso medici e infermieri che non hanno evitato la morte, verso amici e parenti che non hanno fatto abbastanza, o anche contro il defunto che l’ha lasciata.
La persona spesso è colpita da un senso di colpa:
pensa che se si fosse comportata in un altro modo quella non sarebbe morta.
Il senso di colpa emerge anche quando la persona ha provato un senso di sollievo alla morte dopo una malattia particolarmente dolorosa e sconvolgente.
Questa sensazione di sollievo è naturale, comune e comprensibile.
Questo stato di agitazione è di solito più forte intorno a due setti-mane dopo la perdita,
ma è presto seguito da tempi di calma con tristezza o depressione, ritiro e silenzio.
I periodi di depressione diventano più frequenti e raggiungono il loro mas-simo livello tra 4 e 6 settimane dopo.
La persona può, in qualsiasi momento, essere colpita da spasimi di dolore o scoppiare in lacrime senza una ragione evidente, stimolata da persone, luoghi o cose che risvegliano i ricordi della persona morta.
Col passare del tempo, il dolore acuto degli inizi comincia a spegnersi. La depressione diminuisce ed è possibile pensare ad altre cose e persino guardare al futuro.
Tuttavia, la triste sensazione di aver perduto una importante parte di se stessi non va mai completamente via.
Poiché ogni persona è diversa dall’altra queste fasi del lutto possono sovrapporsi o presentarsi in modi diversi.
La maggior parte delle persone colpite da una grave perdita si ristabilisce tra i 2-3 anni.
La fase finale del dolore è un “lasciar andare” la persona che è morta, è l’inizio di un nuovo tipo di vita.
La depressione scompare completamente, il sonno migliora e la vitalità ritorna ai livelli normali.


Il mutuo-aiuto fa si che persone che condividono lo stesso disagio personale, familiare, sociale, legato a questa sofferenza esistenzale, abbiano un’occasione per affrontarla assieme e migliorare la qualità della loro vita.
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Gli adolescenti e il lutto


Gli adolescenti hanno un rapporto complesso con la morte. Le loro domande e i loro pensieri sulla morte sono simili a quelli dei bambini e degli adulti nella loro logica e nei loro elementi fondamentali, ma certamente non nelle loro formulazioni e nella loro veste immaginaria.  Inoltre l’adolescente si comporta in modo ambivalente di fronte alla morte: da un lato non la considera, poiché è quasi certo che essa non potrà toccare ne’ lui, ne’ chi gli sta accanto, dall’altro egli gioca a starle vicino, indossando anelli con il teschio, magliette che rappresentano la morte oppure assumendo comportamenti rischiosi per la propria incolumità. In un certo senso il ragazzo cerca di addomesticare la morte, di controllarla a causa della paura trasmessa dagli adulti durante l’infanzia. Ma ogni anno migliaia di adolescenti sperimentano la morte di qualcuno che amano. Lasciando la sicurezza dell’infanzia, l’adolescente inizia il processo di separazione dai genitori, pertanto la morte di uno dei due genitori oppure di un fratello può essere un’esperienza particolarmente devastante in un periodo già di per sé difficile. Essi vivono in una fase di transizione dove i sentimenti divengono complessi e ardimentosi. Per questo la morte di un proprio caro si presenta come un’esperienza difficile, portatrice di ulteriore caos e confusione.   Gli adolescenti, infatti, non sono pronti né per la morte di una persona amata, né per i sentimenti che questa suscita in loro. E’ fondamentale pertanto far entrare la morte nelle trame della nostra vita e non solo attraverso agenzie educative come le scuole oppure le associazioni che coinvolgono gli adolescenti, ma essa deve partire dalle famiglie. L’uomo insostituibile per uno sviluppo armonico del ragazzo. quindi la morte dovrebbe essere narrata, raccontata non solo per evitare che i ragazzi assumano comportamenti rischiosi, ma anche quando entrano in contatto con essa in occasione del lutto di una persona cara.


Dott.sa Francesca Ronchetti